L’uso plurimo delle acque

Nel Piano di Bilancio Idrico della Provincia di Sondrio ci si può fare una idea dell’utilizzo delle acque e della preponderante influenza delle derivazioni idroelettriche sulle altre modalità di utilizzo.

Nelle tabelle del PBI si nota che l’uso idroelettrico è assolutamente preponderante rispetto agli altri usi (antincendio, igienico, industriale, irriguo, piscicoltura, potabile), i quali derivano complessivamente una modesta quantità della risorsa disponibile. I valori relativi all’utilizzo idroelettrico forniscono invece una rappresentazione assai eloquente della situazione presente sia in alcuni sottobacini (con punte di circa il 300% per il Mera, il 250% per il Mallero e di ben il 1360% per il Masino), sia per l’intero territorio provinciale che ottiene un valore pari a circa il 200%.

 

Con l’aiuto di  interessante documento a cura di Federutility cercherò di spiegare in parole povere qual’è l’utilizzo delle acque nel nostro paese. Per approfondimenti invito a scaricare e a leggere il documento integrale:

  acque 2020 (677,4 KiB, 653 hits)

Gli usi civili

Come noto gli usi civili sono quelli storicamente diretti a garantire le esigenze igienico-sanitarie della popolazione nonché delle attività produttive e di servizio che caratterizzano appunto il tessuto sociale. Il punto di partenza di tali usi è necessariamente rappresentato dalla fornitura di acqua potabile. Nell’attuale quadro normativo nazionale questo tipo di utilizzazione rientra all’interno in quelle che è stato definito Servizio idrico Integrato. Come riconosciuto in sede nazionale ed internazionale l’uso civile viene ritenuto prioritario su tutti i restanti usi della risorsa idrica, anche se ne va contenuto il consumo alla luce del fatto che  nel nostro Paese i consumi individuali sono fra i più elevati al mondo . Analoghe considerazioni  per quanto attiene le dispersioni di rete del nostro Paese, stimate in media il 32 %.

Gli usi irrigui

In questo caso l’acqua è da considerarsi un fattore produttivo e pertanto il valore dovrebbe essere collegato a quello della produzione agricola cui contribuisce. L’utilizzo dell’acqua in agricoltura varia a seconda della stagione, del tipo di coltura, del terreno e della qualità dell’acqua utilizzata. Il solo passaggio da irrigazione  a scorrimento ad irrigazione a pressione corrisponderebbe a risparmiare l’8 % dell’intera domanda idrica dell’agricoltura del nostro Paese. Peraltro le modalità di irrigazione attualmente previste, la diffusa assenza di misuratori, i criteri e i valori economici previsti per le attuali concessioni di derivazione ed infine in molte realtà la assenza di controlli sulle quantità derivate, sono tutti fattori che non incentivano certo al contenimento dei consumi ed all’impiego di sistemi di irrigazione innovativi.

Gli usi industriali

Per quanto riguarda gli usi industriali, la maggior parte dell’acqua richiesta dall’industria, considerando a parte il settore idroelettrico, viene utilizzata per forza motrice, raffreddamento e condensazione; in misura minore è utilizzata per lavaggio, trasporto, e nell’industria alimentare. L’acqua viene domandata nel settore industriale con la più grande varietà di requisiti qualitativi dalla semplice acqua di raffreddamento, all’occorrenza anche salmastra, alla qualità potabile per le industrie agroalimentari, sino ad acqua ad elevata purezza, ottenuta con trattamenti aggiuntivi, impiegata in determinati comparti della chimica e dell’elettronica. Un particolare rilievo rispetto ad altri usi è assunto dalle acque reflue derivate dall’attività industriale, rilievo sotto il profilo ambientale ma anche sotto il profilo economico. Più degli altri comparti d’impiego, gli usi industriali sono quelli che costituiscono una pressione sullo stato della risorsa idrica sia in termini quantitativi (ipersfruttamento delle falde) che dal punto di vista qualitativo in relazione alla qualità degli scarichi.

Gli usi energetici (produzione idroelettrica)

Nella definizione del valore dell’acqua per gli usi idroelettrici è molto importante distinguere fra la domanda di breve e quella di lungo periodo, ove la discriminante nei due casi è rappresentata dal cambiamento del sistema idroelettrico – dighe,canali di gronda, turbine,ecc. Nel lungo periodo bisogna prendere in considerazione i costi e i benefici della costruzione di nuovi impianti idroelettrici. A tale riguardo vi è una diffusa convinzione che lo sviluppo del settore idroelettrico italiano sarà nel futuro improntato dalla costruzione (o dal ripristino) di impianti di piccola taglia. Questo alla luce del fatto che nel passato vi è stata una significativa penetrazione di questo energia tramite grandi schemi idroelettrici ad accumulo ed anche in relazione alle obiettive difficoltà di carattere ambientale/sociale a proseguire, quand’anche esistessero idonee localizzazioni, su una tale politica. Naturalmente anche le modalità di produzione influenzano notevolmente il costo-opportunità dell’acqua utilizzata, si passa infatti da impianti ad acqua fluente con produzione sostanzialmente costante nel tempo, ad impianti dotati di accumulo, di certo più onerosi, ma in grado di fornire attraverso adeguata modulazione energia più “pregiata”, ovvero relativa a momenti di elevato carico della rete e comunque assai importanti per la sicurezza degli approvvigionamenti elettrici nei momenti di punta.

Gli usi ricreativi

Oltre a quegli usi della risorsa idrica visti in precedenza  dobbiamo considerare un’altra categoria di utilizzi il cui valore  economico appare meno definito. L’acqua svolge infatti una serie di “funzioni ambientali”, legate a benefici goduti dalle persone (balneazione, pesca amatoriale,..), sia ad altre dimensioni(es. ecologiche, culturali). Anche queste forme di utilizzo si possono caratterizzare da una componente “economica” nel senso che l’individuo può accettare di privarsi di taluni benefici se riceve in cambio altri benefici che reputa almeno di pari valore e viceversa. Questo modello concettuale si applica tipicamente a quelle funzioni ambientali legate alla fruizione ricreativa (balneazione, pesca sportiva, navigazione da diporto, frequentazione delle zone fluviali) e paesistica (es. aspetto fisico del corso d’acqua,mantenimento della biodiversità, ecc.). In questo senso ogni miglioramento della qualità del corpo idrico rende possibili funzioni ambientali aggiuntive, anche a pagamento, che prima risultavano impedite. Anche il fatto di mantenere un determinato deflusso minimo vitale (DMV) risponde a questa logica.

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